Un connubio indissolubile tra pulsioni represse e fantasie inconsce.
di Anna Maria Pelella
Anni fa lo psicoanalista junghiano Aldo Carotenuto, in un libro dal titolo Il Fascino Discreto dell'Orrore illustrava con dovizia di particolari la connessione tra i diversi archetipi della letteratura fantastica e le principali pulsioni umane.
Nel suo saggio, egli postulava che il significato recondito del nostro interesse per la letteratura fantastica fosse in realtà una sorta di rappresentazione di pulsioni inconfessabili alla coscienza e pertanto rimosse e dimenticate. Se è vero che il fantasma rappresenta inconsciamente il ritorno del rimosso e che il vampiro è la metafora della fusionalità ecco svelato il motivo del nostro interesse per tali temi: essi ci appartengono molto più di quanto siamo pronti a confessare a noi stessi.
Freud stesso nel suo saggio Il Perturbante ci parlava del significato del sentimento d'inquietudine e Carotenuto collega queste riflessioni al sotterraneo fascino che l'angoscia esercita su di noi. Secondo Freud il Perturbante "sopraggiunge ogni qualvolta i limiti tra immaginazione e realtà sbiadiscono" per questo motivo possiamo affermare che nei sogni e nella libera espressione artistica, libri, cinema e tutto quello che usiamo per veicolare un messaggio, viene fuori questo sentimento legato all'angoscia della mancanza di controllo e che queste forme divengono più forti a mano a mano che ci allontaniamo dalla coscienza che abbiamo di esse. Ciò equivale ad affermare che se io non sono cosciente del fascino e dell'attrazione che provo per una data tematica, sarà più facile per me sognare di essa o scriverne, laddove fosse questa la mia forma d'espressione privilegiata. Una volta stabilito che la forma d'espressione prescelta può essere, per esempio la letteratura, passiamo a parlare dei contenuti: se io, ipotetico scrittore/lettore di horror ho un interesse spiccato per il vampirismo probabilmente mi sentirò attratto da tematiche inerenti la fondamentale tendenza della natura umana allo stato d'inorganicità. Questo perché il vampirismo non è che il desiderio di trascendere la morte e il fascino che da sempre esso esercita è di natura fusionale, cioè l'elemento unificatore tra vittima e vampiro è il sangue, come tra la madre e il feto nel legame simbiotico prenatale; quindi il legame di sangue crea una coppia onnipotente che trascende la morte e che non necessita d'altro che di sé stessa. A questo punto la stasi è perfetta, non ci può essere morte laddove non c'è vita.
In questo caso, come ad esempio nel caso del fantasma, l'interesse per la tematica è accresciuto dal tabù a cui essa fa riferimento, il sangue nel vampirismo e il rimosso nel caso del fantasma sono elementi su cui non ci si può soffermare più di tanto, pena l'avvolgimento nell'universo parallelo che dentro di noi trova posto solo a patto che ci si dica "tanto è un sogno, o un film, o un libro…" Tabù, quindi esplorabili solo nel contesto controllato di una forma artistica considerata del tutto secondaria e pertanto non pericolosa. Una forma espressiva che opera tutte le censure del caso su quello che sarebbe inaccettabile in una situazione di non finzione, letteraria o cinematografica che sia. Ma l'accento censorio è spostato dalla tematica oggetto di tabù al suo veicolo, ed ecco quindi tutte le crociate sul presunto danno che letture simili indurrebbero nella mente fragile di un adolescente. In verità il problema non è tanto quanto danno può fare la trattazione di tematiche come la morte o i vari suoi aspetti, ma la negazione degli stessi col fine di costruire un illusione di permanenza oltre i normali limiti della natura umana. Limiti che sono di sicuro molto chiari a un adolescente alle prese con la trasformazione definitiva del suo corpo e del suo universo, considerati fino ad allora immutabili.
La tematica che risulta oggetto di tabù per eccellenza, almeno nella nostra cultura, è il sesso.
Milioni di film horror con protagonisti adolescenti ci raccontano i rischi di un'esplorazione sessuale che sfugge al controllo. In realtà il punto è che in fase adolescenziale, periodo d'inspiegabili metamorfosi, il corpo sfugge al controllo del bambino di ieri in attesa che l'adulto di domani impari a governarlo. Quindi la tensione sessuale, bandiera e motore dell'adolescente in evoluzione, non rappresenta altro che la naturale spinta alla differenziazione che il bambino percepisce come minacciosa, e di qui le connotazioni terrifiche, ma che l'adulto non può fare a meno di mettere in pratica. Ovvio che nell'età adulta tutto questo periodo che adesso è vissuto come un incubo, sarà oggetto di grande nostalgia, di qui il permanere dell'interesse per questa tematica oltre l'adolescenza.
Tutto questo ovviamente causa un movimento sotterraneo che tende all'espressione seppur mascherata di contenuti che la coscienza riconosce solo in parte.
Se è vero che le pulsioni non riconosciute governano la coscienza, le molte cose che non sappiamo di noi diventano fondamentali nella percezione che abbiamo di noi stessi. Vale a dire che se non so di aver paura del sesso molto probabilmente avrò problemi d'espressione delle pulsioni sessuali che possono degenerare in comportamenti apparentemente inspiegabili. Ovvio che una fisiologica paura per tutto quello che è percepito come misterioso, in questo caso il sesso, è comune e salutare nel senso che spinge a una cauta esplorazione di un universo che assumerà i connotati che la persona che esperisce deciderà di dargli. Però noi siamo interessati all'esasperazione di questa paura, il terrore che questa cosa sconosciuta o percepita come tale suscita in noi. Dal momento che il terrore è la negazione della naturale paura ecco che tutto assume connotati giganteschi.
Risulta interessante vedere come cose apparentemente innocenti e quotidiane possano assumere connotati del tutto nuovi e inaspettati, una volta che vengono caricate di altri significati in maniera del tutto inconscia. Per esempio se prendiamo la normale paura che sopraggiunge nell'adolescente che si accorge dei cambiamenti in atto nel suo corpo e le diamo una connotazione demoniaca abbiamo l'intera gamma di film con protagonisti adolescenti fuori controllo che va da Carrie fino a L'Esorcista passando per tutta la serie Venerdì 13 e Halloween. Questo è possibile solo se non si accetta la naturale inquietudine che sopraggiunge in presenza di cambiamenti percepiti come incontrollabili sia da chi li osserva che da chi li sperimenta. La madre delirante di Carrie non è altro che la raffigurazione archetipica della Madre Divorante che tenta di riprendere dentro di sé i figli che da lei vogliono scappare. Quindi un processo naturale come la comparsa delle mestruazioni genera una reazione a catena che finirà in tragedia.
O, ancora se prendiamo in esame il senso di estraneità che gli adolescenti provano nei confronti della propria famiglia in dati periodi ben definiti, e lo espandiamo in maniera esagerata abbiamo storie di probabili filiazioni demoniache del tipo Il Presagio e simili, o di possessioni tramite oggetti tipo Christine. Questo perché non solo l'adolescente ma anche i suoi genitori non riconoscono più il modello di riferimento e il nuovo adulto che emerge in contrasto col bambino di ieri non può che essere "altro".
Oppure se trasformiamo la normale espressione del desiderio sessuale in qualcosa di pericoloso e di potenzialmente letale, per non vedere la naturale paura che accompagna l'affermazione del sé oltre il consueto rassicurante modello di riferimento, avremo storie di incomunicabilità e di relazioni distorte come splendidamente sono raffigurate da J. Fowles nel romanzo Il Collezionista.
Il sesso è da sempre stato usato come veicolo di contagio delle paure di intere generazioni.
L'intera filmografia di Cronenberg è incentrata su questo e molti altri autori di culto hanno prodotto interessanti varianti su questo tema.
Nella brillante rappresentazione che Polanski dà della follia psicotica in Repulsion, spicca in primo luogo la sessuofobia di Carol. Si tratta di una sessuofobia che ha preso la forma di un delirio paranoico, Carol pensa che chiunque voglia violentarla, proiettando all'esterno il suo desiderio frustrato e non riconoscendo più la matrice originaria. Ora se il sesso è visto come pericoloso lo è maggiormente la negazione della naturale pulsione sessuale che, in questo caso assume i contorni del delirio e che diviene la rappresentazione dell'impossibilità di riconoscere il proprio desiderio. Sesso quindi inteso come pericolo e pertanto agito attraverso la violenza immaginata ed inflitta.
Questo per noi che guardiamo dal di fuori può essere interessante nella misura in cui possiamo capire i presupposti di partenza ma, di certo non condividere le conclusioni cui è giunta la protagonista della rappresentazione in questione. Quindi se chi racconta e chi legge possono abbandonarsi alla rappresentazione estrema della tematica in questione ciò accade perché entrambi condividono i presupposti di base e possono guardare serenamente dall'esterno la degenerazione di una normale pulsione negata e repressa.
In questo caso la normale associazione tra la cosiddetta pulsione di vita e quella di morte, insita nella natura umana a causa della naturale contrapposizione tra la pulsione di autoconservazione e quella di esplorazione, assume i connotati di una dolorosa negazione delle stesse a favore della costruzione di un universo fantastico in cui tutte le naturali pulsioni subiscono un processo che, negandole, lungi dall'annientarle le induce ad affermarsi violentemente. |
|
|