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Agrigento: valle dei templi


Agrigento venne fondata dai coloni di Gela nel 582 a.C. durante la loro espansione verso nord, lungo la costa. Inizialmente, venne chiamata Akragas. Furono i romani, quando la conquistarono nel 210 a.C., a rinominarla Agrigentum. Seguendo la via Sacra si arriva alla cosiddetta "valle dei templi", sulla quale troviamo alcuni splendori architettonici antichi di circa 2500 anni. Il più importante tempio è quello della Concordia, risalente al IV secolo a.C., ed è anche il meglio conservato, grazie al fatto che venne trasformato in chiesa cristiana dedicata ai Santi Pietro e Paolo nel VI secolo d.C. Ancora oggi, al suo interno, possiamo vedere, le pareti della chiesetta, parallele alle colonne del periptero. Il tempio venne edificato per celebrare la concordia degli agrigentini. Le sue colonne sono alte più di 7 metri ed erano stuccate di bianco. I frontoni (così come quelli degli altri templi) erano invece dipinti con vari colori. Oramai, tutto il colore è andato perduto quasi del tutto e rimane solo la nuda pietra. Un altro grande tempio, era (ormai non ne resta quasi più traccia) quello di Giove

 
 
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Olimpio, che aveva come colonne dei "telamoni", ovvero delle statue ispirate al mito di Atlante, costretto a reggere il mondo intero sulle sue spalle. I telamoni in questione erano usate qui per sorreggere l'architrave del tempio. Tra gli altri templi della valle, sempre in stile dorico, rigorosamente d'età classica, ricordiamo il tempio di Giunone e quello dedicato ad Ercole. Lo stile dorico è originario della Grecia continentale, ma venne importato nella Magna Grecia (Sicilia, Campania, Puglia e Calabria) dai coloni che giunsero da est via mare per fondare nuovi centri. 

Tutti i templi della valle hanno l'ingresso rivolto a est (cosa comune anche presso gli Egizi), dove sorge il sole. L'ovest era infatti associato alla morte, l'est alla vita.

Nel VII secolo d.C. la costa della Sicilia venne conquistata dagli Arabi, così la popolazione fu costretta a rifugiarsi a nord, sui monti e Agrigento (così come altre città della Sicilia) decaddero. Ancora oggi, tuttavia, con un po' di fantasia, è possibile immaginarsi lo splendore di questi luoghi, che continuano a resistere, con tutte le loro forze, alla spietata distruzione operata dal tempo.

   
 
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