Letteratura horror
La letteratura dell'orrore o horror è quella branca della letteratura fantastica votata alla rappresentazione di situazioni che provocano orrore o paura nel lettore.
Quanto ai connotati stilistici, una narrazione si può definire a carattere horror quando fa uso in maniera preponderante della tecnica letteraria della suspence, ovvero il lento insinuarsi di un dubbio o la lenta rivelazione di verità agghiaccianti nell'animo di chi legge.
La letteratura dell'orrore è classificata anche sotto varie altre definizioni: dalle più comuni, come "terrore", "nero", "gotico", in parte anche "soprannaturale" e "di fantasmi", ai termini inglesi horror, weird, ghost story e, infine, splatter per riferirsi alla tendenza, iniziata a metà degli anni anni Ottanta, nella narrativa ma anche nei fumetti, di mettere in mostra sangue, efferatezze e crudeltà corporali.
Le sue origini, pur considerando che storie "paurose" sono sempre esistite nella letteratura di tutti i tempi, sono fatte risalire a "The Castle of Otranto "(1764) di Horace Walpole, capostipite della narrativa gotica caratterizzata da cupi manieri, scene di tregenda, delitti, rapimenti, passioni sfrenate, apparizioni misteriose, risolte però quasi sempre in maniera naturalistica. Seguirono, tra gli altri, "The Mysteries of Udolpho" (1794) di Ann "Radcliffe e Ambrosio, or The Monk" (1796) di Matthew G. Lewis, anch'essi ambientati in Italia.
Il primo romanzo gotico statunitense viene considerato "Wieland" (1798) di Charles Brockden Brown.
Man mano che gli elementi naturalistici e razionali vengono messi da parte, cominciano a prendere il sopravvento lo spiritico e il demoniaco con il tedesco E. T. A. Hoffman: "Elixiere des Teufels",del 1815-16);
il soprannaturale e l'orrore interiore con il già citato statunitense Edgar Allan Poe, la cui prima storia è "Metzengerstei"n, del 1832.
Anche la scienza, però, può produrre terrore e paura: "Frankenstein" (1818) di Mary Shelley, viene considerato da alcuni critici come il primo romanzo di "fantascienza", ma è allo stesso tempo un classico dell'orrore.
Magia ed esoterismo raggiungono l'apice con "Zanoni" (1842) di Edward Bulwer-Lytton, e la lotta interiore fra Bene e Male con "The Strange Case of Dr Jeckyll and Mr Hyde" (1888) di Robert Louis Stevenson.
Il satanismo moderno è descritto in "Là-bas" (1891) di J. K. Huysmans; il mito del vampiro diviene popolare con "Dracula " (1897) di Bram Stoker; i fantasmi sono nobilitati da Henry James in "The Turn of Screw" (1898).
Con il nuovo secolo l'horror può avere variazioni di ogni genere: può nascondersi in una storia poliziesca tradizionale, come "The Hound of the Baskerville" (1901) di Arthur Conan Doyle, o in una soprannaturale, come "John Silence" (1908) di Algernon Blackwood; può svolgersi in un sogno, come "The Hill of the Dreams" (1907) di Arthur Machen, o celarsi in un manoscritto misterioso come in "The House on the Borderland" (1908) di W. H. Hodgson.
La nascita negli Stati Uniti del mensile "Weird Tales", una delle innumerevoli riviste popolari, diede un impulso particolare a questo genere letterario,
con l'emergere della figura del sopra citato H. P. Lovecraft, le cui prime storie risalgono al 1917, che creò una nuova mitologia dell'orrore, mettendo in rapporto la paura interiore con il terrore cosmico. Sulle pagine di "Weird Tales" scrissero autori come Robert Bloch, Fritz Leiber e Ray Bradbury, che diedero una dignità letteraria a un genere destinato forse a essere noto soltanto per il suo impatto emotivo.
Del 1947 sono le antologie "Dark Carnival di Bradbury" e "Night's Black Agents" di Leiber, mentre Bloch deve la sua fama al celebre romanzo sulla schizofrenia "Psycho" (1959).
Un nuovo punto di vista sui vampiri viene dato da Richard Matheson con "Am Legend" (1954) e una versione attualissima del demonio da "ra Levin con Rosemary's Baby" (1967).
E' questo un soggetto affrontato anche da "The Exorcist" (1973) di William Peter Blatty.
Giunge intanto alla ribalta una nuova generazione di scrittori, nutrita da letture e film popolari che hanno saputo personalizzare la lezione dei classici moderni: J. Ramsey Campbell con "The Doll Who Ate Her Mother"(1976), Stephen King con "The Shining" (1977), entrambi imperniati su entità maligne che si impossessano di esseri umani, e Clive Barker con il primo dei suoi sei "Book of Blood" (1984) che apre la strada a una narrativa dell'orrore particolarmente sanguinaria e ricca di particolari macabri e raccapriccianti.