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Cinema e Horror...E l'uomo vide, vide il mondo, le cose del mondo e quelle che il mondo nascondeva anche a se stesso. L'uomo rappresentò le une e le altre scolpendole sulla roccia, poi la roccia divenne tela, e le cose che l'uomo aveva rubato al cuore oscuro del mondo fecero ancor più paura. Allora l'uomo tentò di fotografarle, per convincersi che l'orrore fosse realtà tangibile e non solo il riflesso della parte buia dell'umanità. Ci riuscì? La selva di accertati falsi e di falsi accertamenti è difficlmente distrcabile. L'angoscia del dubbio fu allora affidata al menzognero quanto suggestivo occhio della cinepresa e la pellicola divenne il sottile ponte tra la realtà dei sensi e la sensibile inrealtà dell'immaginazione.

  Il cinema horror d'epoca espressionista nasce da distorsioni visive (costumi e ambiente) e da distorsioni narrative (trama ed episodi). Lo scenario è estremamente realistico: un castello arredato da castello fin nei minimi dettagli, un laboratorio, un cimitero, una villa che sono tali fino all'ossessione; il tutto supportato da illuminazioni cupe e d'atmosfera. Ma è il dettagglio, nel cinema horror, che fa la differenza. Un portacandele sorretto da un macabro angelo, un gargoyle  che da il benvenuto ai visitatori facendo capolino dalla nebbia, e via dicendo...
Altro dato essenziale è il costume, elemento che isola il personaggio del terrore rispetto alla schiera dei normali; il costume può inporre una peculiare deformità fisica (denti del vampiro, irsutismo da licantropo), oppure una difformità mentale (la pazzia dello scienziato Caligari, la schizofrenia di Hyde).
L'horror film si appoggia allo schema tipico della letteratura gotica del sette-ottocento (Lenns, Maturin, Shelley), al romanticismo fantastico dei racconti di Hoffmann e Poe, al teatro espressionista.
Il cinema, arte dell'illusione per ecccellenza, si prestò per sua natura ad essere il sommo mezzo di narrazione per le storie del terrorre.
Dopo alcuni esperimenti di Melies fu il cinema scandinavo battere imperiosamente il sentiero del terrorre (Konkarlen di Sgostrom, Hawan di Christensen, Vampyr di Dreyer), mentre fu l'espressionismo a fornire gran parte degli stereotipi: il mostro (Der Golem di Wegener), il vampiro (Nosferatu di Murnau), lo sdoppiamento
 
padrone-schiavo o scienziato-automa (Das Kabineth des dr. Caligari di Wiene, Der Student von Prag di Wegener). Negli anni venti il cinema horror si impose ad Hollywood e negli anni 30 si canonizzò nelle produzioni più in vista del cinema americano, grazie anche alla strategia di immigrati europei come Paul Leni (The cat and the canary e the cast warning), Michael Curtiz (The Mystery of the Wax Museum), Jacques Tourneur, Karl Freund, James Whale, Edgar Ulmer.
Gli stessi interpreti, a mò della Commedia dell'Arte, iniziarono a cristallizzarsi in ruoli a loro congeniali, come Lou Chaney (fantasma, vampiro e alla fine uscito di senno nel tentativo di diventare una delle proprie creature), Bela Lugosi (Dracula, Frankestein) e Boris Karloff ("il" Frankestein, una delle maschere più celebri di Hollywood, all'occorrenza anche mummia e vampiro).
Anche se, dunque, si assiste all'americanizzazione e, contestualmente, all'industrializzazione del cinema horror, la patria dei registi degli attori e dei personaggi, è sempre l'Europa: Lugosi è ungherese, e Karloff inglese, Frankestein vive nelle alpi svizzere e Dracula in Carpazia. Il vecchio continente, con la sua ddecadente malinconia, è per Hollywood un'enorme miniera di macabre ispirazioni. L'Europa è stanca e antica, afflitta dai reali spettri del totalitarismo, sull'orlo di un baratro sconosciuto alla commercializzata e indistrializzata realtà americana. Hollywood guarda all'Europa come un ragazzino guarda il nonno, in attesa che questo gli narri una qualche lugubre storia popolare per dargli i brividi prima di andare a letto. Hollywood iniziò dunque a studiare la letteratura gotica europea, rimasticandola e mettendo alla luce i diversi Dr Jekyll and Mr Hyde, Faust, (The Sorrows of Satan di Griffith), e varie trasposizioni di racconti di Poe.
 
freddy   L'era dell'horror può dirsi però cominciata soltanto negli anni 20 dopo che The phantom of the opera ebbe imposto nel 1925 la maschera spaventosa di Lou Chaney (un vecchio compositore che vive nei sotterranei dell'Opéra e che un giorno rapisce la giovane cantante di cui s'è innamorato). Mentre Tod Browning sfruttava fino in fondo le possibilità di quella maschera, l'inglese James Whale creava nel 1931 il Frankestein cinematografico: Boris Karloff; alla serie dei Frankestein (la moglie, il figlio, il fantasma...) Karloff affiancò altre orrende interpretazioni di mostri di Freund e Ulmer, restando sulla cresta dell'onda fino al 1936 e tornando alla ribalta intorno al 1945 per merito di Lewton.
Browning lanciò anche la serie dei Dracula (1931) e quindi Bela Lugosi. L'epoca d'oro dell'orrore, che dal 1931 durò fino al 1936, fu anche l'epoca dei licantropi (The Werewolf of London), signori delle tenebre (Svengali), zombie (White Zombie).
Se Browning inaugurò l'orrifico della deformità, Whale si schierò, con tipico humour britannico, per il sensazionalismo a oltranza, Schoedsack si crogiolò con l'esotismo e con il marchese di Sade. Negli anni quaranta Lenton apportò sostanziali modifiche al genere, plasmando un horror psicologico.
Gli anni 50 sono il decennio dell'horror scientifico e, dopo qualche anno di stasi, si avvia la gloriosa era dei B movies. L'horror all'italiana, con le sue cruente scene di  donne sgozzate da pazzi psicopatici e con più rari ddemoni e zombi, conosce l'apogeo negli anni 70 e 80.
Dagli anni 90 in poi, l'horror e la computer grafica marciano a braccetto, affiancati dall'ondata di sangue e maledizioni provenienti dall'oriente.
Il resto? Staremo a vedere...
   
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