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Recensione

Decisamente un culto underground, l'artista tedesco Joachim Luetke è l'artefice di manipolazioni digitali marziali ed oscure, perverse forme di miseria umana in panorami industriali, poesia di ferro e ruggine disarmante come un album dei Death In June. Onnipresenti scheletri e teschi ma accanto anche paesaggi decadenti e invernali (Persephone), futuristici (Rage); una violenza mentale che ti resta impressa, sensazionale perdersi nei suoi estremi riflessi, una droga dentro agli occhi.

Anche creatore di numerosi artworks per album di gruppi come i prima citati Persephone e Rage ma anche Dimmu Borgir, Sirenia, The Kovenant, Pain, Destruction, Annihilator e soprattutto il connubio artistico con Sopor Aeternus/Anna Varney per gli album “Es reiten die toten so schnell” e l’ultimissimo “Le chambre d’echo/Where the dead birds sing”, a mio parere splendido esempio di come l’artista sia stato incredibilmente capace di riprodurre l’ego trasfigurato di Anna, il disfacimento, tra colori freddi - quasi ritratti in seppia - angoscianti e sensuali che sembra di ascoltarne le canzoni.
A questi lavori si aggiunge una personale rivisitazione di alcune immagini di Marylin Manson estremamente singolare.

neil luetke

A questi lavori si aggiunge una personale rivisitazione di alcune immagini di Marylin Manson estremamente singolare.

Autore anche di opere scultoree, troverete ogni suo lavoro nel suo sito web www.luetke.com che vi consiglio caldamente di visitare, dove purtroppo non sono presenti note biografiche ma una grafica ben organizzata divisa in diversi capitoli dedicati agli artworks, alle sue gallerie, la sezione cybercript, molte interessanti risorse e possibilità di download.


 
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